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	<title>Biografie</title>
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	<dc:language>en</dc:language>
	<dc:creator>krunovukovic@wmd.hr</dc:creator>
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	  <title>Suor M. Jula Ivanišević</title>
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	  <description><![CDATA[<p><img src="https://mucenice.kblj.hr/images/made/images/uploads/rss_moter-m-jula-ivanisevic.jpg"></p><p>Kata (Sr. Jula) Ivanišević nacque il 25 novembre 1893 a Godinjak, presso la città di Nova Gradiška, in Croazia, dai genitori Nikola e Tera, nata Šimunović. Il giorno seguente, il 26 di novembre, fu battezzata nella chiesa parrocchiale di Sant’Antonio a Staro Petrovo Selo. Nella famiglia Ivanišević nacquero undici figli, dei quali cinque morirono in tenera età. Kata crebbe e maturò in un ambiente cristiano, in cui si pregava insieme, e la domenica e nelle feste, spesso anche nei giorni feriali, ci si recava alla santa messa.</p>

<p>Frequentò la scuola elementare nel proprio villaggio con risultati molto positivi, tuttavia, dopo la quarta classe, dovette interrompere la frequenza alla scuola a causa della povertà della famiglia, come è scritto nei documenti. Così a undici anni rimase a casa, aiutando i genitori in tutto ciò che era necessario. Già in quel periodo, i parenti si accorsero che Kata era una ragazza particolare e si distingueva dagli altri figli. Terezija, sua sorella maggiore, dichiara che irradiava bontà e che per tutti era un esempio di obbedienza ai genitori.</p>

<p>Mostrava un grande interesse per le biografie dei santi, che leggeva nel tempo libero oppure mentre custodiva le pecore al pascolo. Dopo aver letto qualcosa, lo raccontava ai bambini e ai compagni, i quali si radunavano volentieri attorno a lei.&nbsp;</p>

<p>C’è ancora un dettaglio di quel periodo che rivela Sr. Jula come una persona pronta al sacrificio, al digiuno e alla rinuncia. Infatti, all’età di dieci anni fece voto personale di non mangiare la carne. Ma noi non conosciamo l’intenzione del suo digiuno. La nipote Sr. Ljiljana Abianac dichiara: “Volendo seguire l’esempio dei santi dei quali leggeva la vita, offriva agli altri bambini, dal cibo che i genitori le davano quando andava a pascolare le pecore, il lardo, e lei prendeva soltanto il pane. Non mangiò la carne fino a quando non entrò in convento”.</p>

<p>Nella giovinezza era ritenuta una ragazza molto modesta, naturale e discreta nel comportamento e nei vestiti. L’attraeva di più il silenzio e la preghiera che la danza e il divertimento. Con le amiche visitava spesso la chiesa a Zapolje e a Staro Petrovo Selo, dove volentieri guidava le devozioni popolari. Nel profondo del cuore sentiva la forte chiamata di Dio. Per questo diceva di non volersi sposare, poiché preferiva “servire Gesù”. Tera Ivanišević, una sua amica, racconta: “Mi ricordo bene di Kata. Da ragazze eravamo in buoni rapporti. Era sempre pia, fin dalla giovinezza. (…) Quando partì per il convento, si congedò da noi e ci disse che andava a servire Gesù”.</p>

<p>Quando ebbe diciotto anni, Kata manifestò il suo desiderio e la sua decisione ai genitori. La madre, però, si oppose alla sua decisione. Su questo riferisce la nipote Anka Horvatović: “Mia mamma (sorella maggiore di Sr. Jula) ci diceva sempre che la zia Kata voleva andare in convento, però sua madre non le diede il permesso perché lei era la sua mano destra e non poteva lasciarla andare. Diceva che, finché fosse vissuta, non l’avrebbe lasciata”. Nel frattempo, Kata si rivolgeva con fervore a Dio. Siccome doveva curare la madre malata, la sua entrata in convento fu rimandata a due anni dopo. Poté realizzare la sua vocazione dopo la morte della madre.</p>

<p>Nel 1914 fu accolta nella Congregazione delle Figlie della Divina Carità a Sarajevo. Dopo alcuni mesi dedicati all’apprendimento della lingua tedesca, partì per Vienna, nella Casa madre, dove incominciò la sua formazione religiosa. In quel tempo, infatti, la Congregazione non era ancora divisa in province, perciò, fino al 1919, le case di formazione erano a Vienna. Da candidata e postulante, Kata rimase per un anno a Breitenfurt, presso Vienna, poi entrò nel noviziato e ricevette il nome suor Marija Jula. emise i voti temporanei il 16 agosto 1916 nella chiesa Madre Ammirabile a Vienna, e quelli perpetui 29 luglio 1923 nella chiesa Regina del Santo Rosario a Sarajevo. Nella stessa Congregazione entreranno, in seguito, anche la sorella minore Mara, tre nipoti e una pronipote.</p>

<p>Dopo la professione dei voti, Sr. Jula lasciò l’Austria e partì per la Bosnia. Nel corso della vita religiosa, svolse diversi servizi: dai lavori di casa a quelli faticosi nei campi (fattorie della Congregazione), agli incarichi nell’orfanotrofio (a Zagabria) e, più volte, di superiora della comunità. Da junior visse per sette anni a Breške vicino a Tuzla, in una comunità che si occupava di lavori agricoli. Le sorelle di quella comunità la ricordano per le sue molte qualità, specialmente per l’obbedienza e per la sollecitudine.</p>

<p>A causa della salute indebolita e dei problemi di cuore trascorse un anno a Sarajevo per riprendere le forze, poi ritornò all’attività quotidiana, assumendo anche nuovi incarichi. Il suo comportamento irradiava una particolare forza spirituale che trasmetteva anche agli altri. Nell’elenco biografico delle sorelle della Provincia, di lei c’è annotato: “Quello che mancava alla sua fermezza e alla sua forza, lo suppliva nel suo servizio con la premura, la calma e la pazienza”. Viene inoltre sottolineata la sua grande fiducia nella Provvidenza di Dio, con la quale superava tutte le situazioni difficili.</p>

<p>Nel 1932 fu nominata superiora della comunità di Pale, dove rimase fino al giorno del sequestro, l’11 dicembre 1941. Grazie alla bontà e maturità spirituale di Sr. Jula, nella comunità dominava uno spirito di unione, di preghiera, di sacrificio e di amore.</p>

<p>Sulle sue qualità umane e morali sono conservate varie testimonianze, soprattutto delle sorelle che venivano spesso a Pale per riprendere le forze o per prestare aiuto. Suor Imakulata Orban la ricorda come un’anima angelica, gentile e dinamica, sempre pronta ad aiutare o a fare qualche favore. Il suo profilo spirituale viene sintetizzato così: “Assidua e piena di entusiasmo per la sua vocazione. Da superiora, ragionevole e giusta. Per le suore della comunità era una vera sorella e una vera madre, perciò le volevano bene e la rispettavano”.</p>

<p>Anche le altre sorelle riconoscono Sr. Jula come una religiosa esemplare, che viveva in continua comunione con Dio: irradiava una pace particolare e un’armonia interiore. Nel registro dei necrologi delle sorelle, di Sr. Jula è scritto: “Ha avuto grande fiducia nella Provvidenza Divina e mai aveva paura di non essere esaudita”. La fiducia era frutto della sua preghiera profonda e della devozione serena allo Spirito Santo.</p>

<p>La ricordano come donna piena di comprensione, che con la sua semplicità influiva piacevolmente su tutti intorno a sé. La ritenevano una sorella santa. La sua nipote Anka dichiara: “Quando andavo a visitarla a Josipovac, vicino a Tuzla, accanto a lei mi sentivo sempre felice, come se fossi presso una santa”.</p>

<p>Da alcune sue lettere conservate, rispecchia la bellezza del suo animo, una vera umiltà e una devozione infantile alla Vergine Maria. In una di esse consigliava la nipote, Sr. Ljiljana, allora giovane ragazza: “Cerca con tutte le forze di seguire la Vergine santissima, particolarmente nella sua modestia e nell’umiltà. L’umiltà è il fondamento di ogni virtù, e la superbia è l’inizio di ogni male”. Pienamente cosciente della propria debolezza, se non sostenuta dalla grazia di Dio, nella stessa lettera continua: “Tutti siamo deboli e miserabili finché viviamo in questo mondo, perciò abbiamo bisogno di molte grazie e dell’aiuto di Dio. Prega spesso, anche se brevemente, perché solo la preghiera ci salverà dalla perdizione”.</p>

<p>Suor Jula subì il martirio all’età di 48 anni.</p>]]></description> 
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	  <dc:date>2016-03-24T09:22:00+00:00</dc:date>
	  <pubDate>Thu, 24 Mar 2016 10:22:00 +0100</pubDate>
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	<item>
	  <title>Suor M. Berchmana Leidenix</title>
	  <link>https://mucenice.kblj.hr/biografie/martiri/suor-m.-berchmana-leidenix</link>
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	  <description><![CDATA[<p><img src="https://mucenice.kblj.hr/images/made/images/uploads/rss_moter-m-berchmana-leidenix.jpg"></p><p>Karoline Anna (Sr. Berchmana) Leidenix nacque il 28 novembre 1865 a Enzersdorf, vicino a Vienna, in Austria, dai genitori Michael e Josefa, nata Benkhofer e fu battezzata due giorni dopo nella chiesa parrocchiale di San Tommaso apostolo. Nella famiglia Leidenix nacque in seguito un’altra figlia, Mathilde (più tardi religiosa, Sr. Bernarda, FDC), mentre una terza nacque morta.</p>

<p>La famiglia rimase presto senza il padre, per cui la madre Josefa, con le sue due figlie, si trovò in una difficile situazione sociale. La Fondatrice della Congregazione delle Figlie della Divina Carità (fondata a Vienna 1868), Madre Franziska Lechner, accolse nel 1878 ambedue le bambine nel convitto, mentre un parziale aiuto finanziario diede il tribunale circondariale di Schwechat. Karoline allora aveva dodici anni. Durante l’istruzione scolastica si svegliò in lei la chiamata di Dio e decise di diventare membro di questa Congregazione.</p>

<p>Entrò nel noviziato nel 1882 e ricevette il nome suor Maria Berchmana Johanna. Il 20 agosto 1883 emise i primi voti, e il 17 agosto 1892 quelli perpetui. Subito dopo la prima professione fu inviata in Bosnia, allora paese di missione, ove rimase per tutta la vita. Da insegnante molto abile e impegnativa, lavorò nelle scuole della Congregazione, e in seguito teneva lezioni private ai bambini cattolici, ortodossi, mussulmani ed ebrei. Oltre ad altri impegni, teneva anche il catechismo.</p>

<p>Durante la prima guerra mondiale, prestò servizio nell’ospedale militare tedesco a Višegrad, prendendosi cura dei malati e dei feriti. L’amministratore dell’ospedale le espresse personalmente la propria gratitudine, e nella lettera del 1915, tra l’altro, scrisse: “…chi ha visto il nostro ospedale, se ne è andato pieno di ringraziamenti e di lode. In questo ha gran parte anche Lei, cara Sr. Berchmana. Siccome il comando militare ha richiamato le sorelle dall’incarico, io la ringrazio, in nome dell’ospedale e dei malati, per la sua attività cristiana e samaritana, pronta al sacrificio”.</p>

<p>Nel 1931, quando aveva più di sessanta anni, fu nominata maestra delle novizie a Sarajevo. Nella sua attività educativa cercava di infondere nel cuore delle novizie l’amore per Dio, per la Chiesa e per il prossimo, come confermano le testimonianze di coloro che aveva educato. Suor Beata la considera una donna santa e vera madre: “Era un’anima molto santa e pia, piena di Dio. Per tutte noi era una vera madre. Lottava per noi come una leonessa”. Suor Imakulata la ritiene una “religiosa secondo il Cuore di Gesù”, religiosa esemplare, “esempio vivo per noi, allora giovani religiose”. Nella testimonianza dichiara: “Era mia maestra nel noviziato a Sarajevo… Era un modello splendente nella preghiera e nel sacrificio. Generosa e gentile. Ho provato che possedeva un amore grande verso Dio, verso la Congregazione e verso il prossimo”.</p>

<p>Suor Berchmana era una donna di fede profonda. Spesso si soffermava in cappella, tutta immersa nella preghiera. Si vedeva, riferisce Sr. Ljudevita, che aveva una viva fede e un grande amore verso il suo Sposo Gesù. Poi continua: “Ha adoperato tutte le forze per prepararci bene alla vita religiosa e per avvicinarci sempre più a Dio”.</p>

<p>Tutte le sorelle sottolineano che era saggia e molto intelligente, però modesta e umile. Aveva, infatti, tante occasioni per esercitarsi in queste virtù, specialmente riguardo alla lingua croata che non era la sua lingua materna. A questo proposito, Sr. Ljudevita ricorda: “Succedeva a volte che, quando diceva qualcosa di sbagliato, noi, giovani, ridevamo apertamente. Dopo aver capito perché ridevamo, non si offendeva, bensì l’accettava con calma e umiltà”.</p>

<p>Sapeva vincere se stessa in tutto, ricorda Sr. Inviolata Jakov, senza esigere nulla di speciale per sé a causa dell’anzianità. Era infatti malata di asma, però sopportava tutto con pazienza, abbandonata alla volontà di Dio. Suor Ilijana Ivić riferisce che “soffriva molto a causa di alcune cose, ma le sopportava in silenzio”.</p>

<p>Si distingueva particolarmente per equilibrio, puntualità e disciplina, richiedendo lo stesso anche dalle novizie. Su ciò Sr. Apolonija Pečnik riferisce: “Era buona verso di noi, però anche severa; molto puntuale, richiedeva che anche noi fossimo così”. Nei necrologi è annotata la stessa cosa: “Di natura era molto severa, però aveva il grande desiderio di infondere nelle novizie un vero spirito perché diventassero buone religiose”.&nbsp;</p>

<p>Di Sr. Berchmana si può dire che ardeva di un particolare spirito ecumenico e missionario. Durante il soggiorno a Breške, presso Tuzla, insegnava a leggere e a scrivere, oltre che ai cattolici, anche ai bambini musulmani, perciò l’avevano definita “la sorella turca”. Come tale era conosciuta anche a Pale, dove venne per la seconda volta, all’età di 74 anni, nel settembre 1939. Lo stesso anno, un articolo del Settimanale cattolico (di Sarajevo) riferiva: “A Pale si trova anche Sr. Berchmana. Lei è la prima tra le sorelle che sono venute in Bosnia. Ha fatto tanto bene nella scuola, nel noviziato e fuori di casa. Noi l’abbiamo chiamata, per gioco, la sorella turca”. Faceva bene anche ai bambini e agli abitanti di Pale, soprattutto ortodossi, perciò fu nominata “la madre serba”.</p>

<p>Due mesi prima della morte, parlando con il rev. Ksaver Meško, Sr. Berchmana così sintetizzò tutta la sua vita: “Per due cose sono infinitamente grata a Dio: perché sono nata ed educata nella fede cattolica, e perché sono diventata suora”.</p>

<p>Fu uccisa il 23 dicembre 1941 in un bosco a Sjetlina all’età di 76 anni.&nbsp;</p>]]></description> 
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	  <dc:date>2016-03-24T09:21:00+00:00</dc:date>
	  <pubDate>Thu, 24 Mar 2016 10:21:00 +0100</pubDate>
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	  <title>Suor M. Krizina Bojanc</title>
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	  <description><![CDATA[<p><img src="https://mucenice.kblj.hr/images/made/images/uploads/rss_moter-m-krizina-bojanc.jpg"></p><p>Jožefa (Sr. Krizina) Bojanc nacque il 14 maggio 1885 a Zbure presso Šmarjetske Toplice, in Slovenia e fu battezzata nella chiesa parrocchiale a Šmarjeta lo stesso giorno. I genitori Mihael e Marija, nata Bizjak, avevano cinque figlie e un figlio, morto a sei anni. Jožefa era la seconda.</p>

<p>La famiglia visse unita fino al 1891, quando il padre partì per l’America in cerca di lavoro, e alcuni anni dopo se ne perse ogni traccia. Così la madre rimase sola con i piccoli figli e, per sostenerli, cominciò a lavorare nei campi che possedevano. Era una donna pia che attingeva la forza dalla messa e dalla comunione quotidiana. Aveva cura di educare i suoi figli in un vero spirito cristiano. Dopo la morte dell’unico figlio, affidò le figlie alla protezione della Madonna, davanti all’altare della quale spesso pregava.</p>

<p>Jožefa rimase in casa fino ai 36 anni a causa della situazione famigliare, per poter aiutare la madre e le sorelle. In età ormai adulta, ebbe l’occasione di conoscere alcune suore della Congregazione delle Figlie della Divina Carità che facevano la questua in Slovenia per sostenere la loro opera educativo-istruttiva in Bosnia ed Erzegovina. Allora si svegliò in lei un forte desiderio di consacrarsi a Dio nella vita religiosa. Prese la decisione e andò in convento a Sarajevo. Un anno dopo, seguì le sue orme anche la sua sorella minore Angela (il nome religioso era Sr. Alfonza).</p>

<p>Fu accolta nella Congregazione il 28 dicembre 1921. Subito si notarono le sue qualità particolari, fondate e coltivate già in famiglia: l’obbedienza e l’occhio e il cuore premuroso verso gli altri. Tutta pervasa dalla premura per il prossimo e dalla dimenticanza di se stessa, entrò nel noviziato il 27 luglio 1922 e ricevette il nome suor Marija Krizina. Il 28 luglio 1923 emise i voti temporanei, e tre anni dopo, il 5 agosto 1926, quelli perpetui.</p>

<p>Suor Krizina ha vissuto ripetutamente a Pale e in altri luoghi della Bosnia, soprattutto nelle comunità che si occupavano dei lavori agricoli per il mantenimento delle scuole e degli internati della Congregazione. Si occupava del bestiame, del lavoro nei campi e in lavanderia, e anche di quelli domestici. Suor Ljiljana dice di lei: “Era molto silenziosa, raccolta e pia. Era taciturna e diligente come un’ape”.</p>

<p>Le sorelle ricordano che era per natura molto timida, tuttavia, in ogni servizio si mostrava coscienziosa, fiduciosa e pronta al sacrificio. Aveva l’occhio vigile, sapeva scorgere bene le cose, prestare aiuto, consolare. La conoscevano come una sorella semplice, modesta e umile. Suor Blanka Kralj dichiara: “Non addossava a nessuno i suoi problemi né le incomprensioni. Silenziosamente pregava dentro di sé per la benedizione nel lavoro, per le sue superiore e per le consorelle; in una parola: era tutta di Dio e come tale, matura, Dio la prese con sé”.</p>

<p>Suor Krizina era persona di preghiera, paziente e abbandonata alla volontà di Dio. Dalla preghiera attingeva amore e forza per il suo servizio quotidiano al prossimo. Suor Beata riferisce: “Era piena di Dio, e come se avesse sempre pensato a Dio. Questo si vedeva nel suo atteggiamento”.</p>

<p>Quanto tenesse alla santa messa, lo rivela un episodio capitato nel bosco di Pale, ove fu vista piangere per Gesù eucaristico. Suor Ligorija Murn racconta: “Quando era ormai anziana, lavorava con difficoltà nel bosco, dove una volta la vidi piangere. Le chiesi se le era difficile lavorare: mi rispose che non era questo che le creava difficoltà, ma il fatto che non avevamo ogni giorno la santa messa e la santa comunione”.</p>

<p>Avendo le fondamenta buone e salde, poste già dall’educazione famigliare, continuò a coltivarle nel corso della vita. Le sorelle si accorsero presto del suo particolare spirito mariano, del suo grande amore e della devozione verso la Vergine Maria. A lei affidò tutta la sua vita, e raccomandava agli altri di ricorrere con fiducia a lei poiché è “una buona madre e una sicura soccorritrice”.</p>

<p>La sua spiritualità era visibile nei frutti del suo sincero e impegnativo amore verso le sorelle con le quali visse. Tutte sperimentarono la sua premura perché a nessuna fosse addossato un lavoro troppo faticoso. Era guidata dallo spirito evangelico, e non da quello del corpo, che si manifestava nel suo scegliere sempre la parte più difficile, e non quella più leggera. A questo proposito Sr. Vinka Udovičić, allora junior, ricorda: “Quando facevamo i lavori faticosi nei campi, Sr. Krizina sceglieva sempre per sé ciò che era più faticoso, e a me lasciava quello più facile”.</p>

<p>Nell’aprile 1939, dietro sua richiesta, fu trasferita di nuovo a Pale. Non risulta per quali motivi; si sa soltanto che aveva già vissuto lì (dal 1925 al 1927) e che era stata trasferita altrove, perché non gradiva il lavoro nella stalla (a causa della sua paura del bestiame). Se motivo del trasferimento era quello di “scegliere la parte più difficile”, non sappiamo; ciò rimane noto solo a Dio. Su questo potrebbe gettare una luce la testimonianza di Sr. Vinka, la quale ricorda che diceva spesso di voler morire da martire. Sembra che questa sua aspirazione interiore fosse uno stimolo costante a non risparmiare se stessa, né la propria vita, ma a donarsi generosamente, scegliendo sempre ciò che era più difficile e che le costava di più.</p>

<p>Suor Krizina morì martire all’età di 56 anni.&nbsp;</p>]]></description> 
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	  <dc:date>2016-03-24T09:20:00+00:00</dc:date>
	  <pubDate>Thu, 24 Mar 2016 10:20:00 +0100</pubDate>
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	  <title>Suor M. Antonija Fabjan</title>
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	  <description><![CDATA[<p><img src="https://mucenice.kblj.hr/images/made/images/uploads/rss_moter-m-antonia-fabjan.jpg"></p><p>Jožefa (Sr. Antonija) Fabjan nacque il 23 gennaio 1907 nel villaggio sloveno di Malo Lipje (non distante da Novo Mesta) che allora apparteneva alla parrocchia di Hinje, e oggi alla parrocchia Žužemberk. Era la terza dei cinque figli di Janez e Jožefa, nata Kralj, la quale accettò tre figli precedenti di Janez dopo la morte della prima moglie. Nel 1911 il padre, Janez, si ammalò e morì: la madre rimase sola con otto figli. Era costretta a coltivare la terra per sostenerli, senza trascurare di educarli nella fede. La sorella minore di Sr. Antonija, Amalija, sposata Pružan, racconta: “Non aveva cura soltanto di sostentarci, ma anche di educarci spiritualmente. In casa si pregava ogni giorno, e la domenica si andava alla santa messa”.</p>

<p>La madre riponeva una grande speranza in Jožefa, la maggiore delle figlie. A causa della situazione della famiglia, nonostante che fosse intelligente e dotata, frequentò soltanto quattro classi della scuola elementare. In quel periodo la madre si ammalò gravemente e lei dovette curarla. Nel 1918 la famiglia fu colpita da un forte dolore e da una nuova perdita: la morte della madre. Così i figli, ancora minorenni, rimasero orfani di entrambi genitori, e dovettero farsene carico i parenti. Jožefa aveva appena undici anni e fu assegnata alla zia Marija Poznik, donna molto devota che continuò a formarla nello spirito cristiano e a consolidarla nei veri valori perché fossero il suo orientamento nella vita.&nbsp;</p>

<p>Un giorno Jožefa confidò alla zia di volersi consacrare a Dio nella Congregazione delle Figlie della Divina Carità. Nell’aprile 1929 lasciò la Slovenia e partì per la Bosnia, per cominciare a Sarajevo la formazione alla vita religiosa. Già da candidata, si mostrò molto obbediente e coscienziosa nel lavoro. Nel marzo 1930 entrò nel noviziato e ricevette il nome suor Marija Antonija. Nel secondo anno di noviziato e durante la preparazione alla professione dei voti, la sua maestra fu sr. Berchmana, religiosa saggia ed esperta, con la quale avrebbe ricevuto più tardi la palma del martirio. Tra le altre sue qualità che furono notate, nella relazione prima della professione dei voti, la maestra scrisse: “Entusiasta per la vita religiosa e coerente negli obblighi della vita religiosa”. Il 19 marzo 1932 emise i voti temporanei, e cinque anni dopo, il 28 agosto 1937, quelli perpetui.</p>

<p>Suor Antonija si occupava dei lavori nell’orto, in lavanderia e nei campi, nelle comunità che sostenevano le opere educativo-istruttive della Congregazione. Presto si mostrarono i primi problemi di salute, per cui fu mandata a Pale per riprendersi, e quando la sua salute rifiorì, ritornò ai propri incarichi. Due anni più tardi, nel 1936, fu sottoposta ad un intervento chirurgico e, dopo il ricupero, fu trasferita a Pale, ove rimase fino al martirio.</p>

<p>Sulle sue qualità umane e religiose sono conservate le testimonianze delle sorelle che la conobbero. Suor Ljudevita Torbašinović dichiara che, già dall’inizio della vita religiosa, “prendeva sul serio la propria vocazione”. Questo afferma anche sr. Vinka, la quale ebbe occasione di vivere insieme con lei e di conoscerla da vicino: “All’inizio, non mi sono avvicinata molto a lei, perché mi sembrava un po’ troppo seria. Però, lavorando e vivendo insieme, mi sono avvicinata alla sorella e mi sono convinta che era una religiosa molto buona. Sebbene il nostro lavoro, nel gran caldo estivo, fosse molto faticoso, noi facevamo tutto per amore di Dio”. Ricorda che era pia, coscienziosa e molto diligente, e questo la stimolava ad una vita religiosa sempre più coerente. Era un esempio per lei, soprattutto nella seguente testimonianza: “Mai la sentii parlare contro le superiore oppure contro qualche sorella”.</p>

<p>Tutte le sorelle rilevano che parlava poco, ed era una persona stabile e ragionevole. Parlava soltanto quanto era necessario e utile per il prossimo, oppure sulla vita spirituale. Suor Valerija è molto impressionata della sua tranquillità, frutto del suo lavoro costante alla propria formazione spirituale. Sulla sua ragionevolezza, scrive: “L’equilibrio era una peculiarità del suo carattere tranquillo. Era piena dello Spirito di Dio”. Poi riassume brevemente il suo intero profilo spirituale: “Sorella modello, che con il suo esempio splendido e con la vita laboriosa attirava all’imitazione”.</p>

<p>Suor Ligorija ricorda il principio della sua vita, appreso dalla zia, sua educatrice. Lei racconta: “Quando Sr. Antonija viveva insieme con me a Betanija, mi raccontò che la zia le diceva sempre: ‘Se qualcuno ti fa del male, tu fagli del bene’, così come sta scritto nel Vangelo. Lei si atteneva sempre a questa regola”.</p>

<p>Nei necrologi delle sorelle, su Sr. Antonija è annotato che si distingueva soprattutto nell’obbedienza e nell’umiltà, da come appariva dal suo rapporto con Dio e con gli altri. Il lavoro nell’orto e in lavanderia, come anche altri servizi domestici, la portarono a scoprire il valore e la bellezza delle piccole cose, perciò non aspirava a quelle troppo alte.&nbsp;</p>

<p>Amava Dio sopra ogni cosa, offrendogli con amore tutto ciò che faceva durante la giornata. Il suo lavoro era pervaso di preghiera. Andava spesso in cappella dove pregava silenziosamente e in raccoglimento”, ricorda Sr. Anita Vlahović.</p>

<p>L’amore verso Dio faceva scaturire in lei un particolare amore verso il prossimo: nei necrologi, di lei è scritto: “Mai dovevamo chiederle un favore, perché ella stessa scorgeva i nostri bisogni ed era sempre pronta ad aiutarci”.</p>

<p>Suor Antonija subì il martirio quattro anni dopo i voti perpetui, all’età di 34 anni.</p>]]></description> 
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	  <dc:date>2016-03-24T09:19:00+00:00</dc:date>
	  <pubDate>Thu, 24 Mar 2016 10:19:00 +0100</pubDate>
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	<item>
	  <title>Suor M. Bernadeta Banja</title>
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	  <description><![CDATA[<p><img src="https://mucenice.kblj.hr/images/made/images/uploads/rss_moter-m-bernadeta-banja.jpg"></p><p>Terezija (Sr. Bernadeta) Banja nacque il 17 giugno 1912 a Veliki Grđevac presso Bjelovar, in Croazia, e fu battezzata il giorno seguente nella chiesa parrocchiale dello Spirito Santo. Suo padre Josip, da giovane vedovo, era immigrato in Croazia dall’Ungheria, da Kapošvar, villaggio distante sette chilometri da Subotica. Con il figlio Mirko e con la madre Klara prese alloggio a Veliki Grđevac. Presto sposò una ragazza, Tereza Kovač, i cui genitori erano anch’essi di origine ungherese.</p>

<p>Dal matrimonio di Josip e Tereza nacquero tredici figli, dei quali sei morirono in tenera età. Terezija, che era la dodicesima, crebbe in una famiglia cristiana esemplare. Sua sorella maggiore, Rozalija, sposata Tomaić, racconta: “La mamma e il papà erano terziari. Nel matrimonio andavano molto bene d’accordo, e insegnarono e diressero noi figli sul sentiero giusto. (…) Il papà fece in casa un piccolo altare davanti a cui pregavamo, e spesso anche i vicini solevano venire per pregare insieme con noi, soprattutto nel mese di maggio. La mamma e il papà trasmisero questo spirito di preghiera anche a noi figli”. Il fratello Miško ricorda che nel villaggio si soleva dire “devoti come i Banja”.</p>

<p>I genitori educavano i figli, oltre che alla devozione, al lavoro e all’onestà. Rozalija testimonia: “Il padre era agricoltore e fabbricatore di cinghie, la madre casalinga. Erano molto perseveranti e cercavano di trasmettere anche a noi figli la loro perseveranza”. Così la preghiera e il lavoro hanno segnato la vita della piccola Terezija già dalla sua infanzia.</p>

<p>Frequentò la scuola elementare a Veliki Grđevac, e nel tempo libero volentieri aiutava i genitori nei servizi di casa. Mentre custodiva il bestiame al pascolo famigliare, spesso cercava, con il rosario in mano, un luogo solitario per pregare e leggere. Le piaceva il raccoglimento, ma era di carattere gioioso e vivace.</p>

<p>Nella sua giovinezza rivelò ai genitori il suo desiderio di consacrarsi a Dio nella vita religiosa. Sua sorella Rozalija racconta: “Diceva che Dio l’aveva chiamata e di voler andare per quella strada”. Ricorda che diceva: “Preferirei morire che non realizzare la mia vocazione”. A diciassette anni, con la benedizione dei genitori, lasciò la sua famiglia e andò in convento.</p>

<p>Nel giugno 1929 fu accolta nella comunità delle Figlie della Divina Carità di Koprivnica, dove rimase, da candidata, per alcuni mesi, poi fu mandata nella casa di formazione religiosa a Sarajevo. Nell’agosto 1930 entrò nel noviziato e ricevette il nome suor Marija Bernadeta. Nel secondo anno di noviziato, maestra delle novizie era Sr. Berchmana Leidenix, che introdurrà la novizia Sr. Bernadeta alla bellezza e alla grandezza della consacrazione a Dio per mezzo dei voti, spiegandole la via della semplicità evangelica e le Regole della Congregazione.</p>

<p>Il 15 agosto 1932 emise i voti temporanei, e il 28 agosto 1938 quelli perpetui. Due mesi dopo la professione dei primi voti, veniva trasferita a Pale e destinata al lavoro in cucina. Questo fu il suo unico trasferimento.</p>

<p>Già da candidata, si fece notare per l’obbedienza e per la serietà, per l’affidabilità e per la sua diligenza. Suor Maksimilijana Weisner, sua maestra nella formazione, dichiara: “Mai dovevo ripetere una cosa due volte. Nell’obbedienza era coscienziosa e pronta a sacrificarsi”. L’obbedienza però non era, per lei, una cosa naturale, ma imparata a caro prezzo con un costante esercizio. Nella relazione prima della sua entrata nel noviziato, di lei fu scritto: “Il suo carattere inclina all’orgoglio, tuttavia accoglie le ammonizioni con calma perché ha imparato a dominare se stessa”.</p>

<p>Nelle testimonianze delle sorelle, sono messe in rilievo le sue dominanti qualità umane e religiose. Lei è, per loro, esempio di sacrificio e di lavoro. Nel suo servizio in cucina era paziente, preparava il cibo con grande amore e premura. Suor Irena Hočevar sintetizza tutte le sue qualità in una sola: “Fedele nel poco”. Le altre dichiarano che era contenta di tutto, e mai si lamentava di qualcosa. Suor Vitalija Oletić, che l’aiutava spesso in cucina, racconta: “Era veramente una buona sorellina. Non mi ricordo di averla mai vista nervosa o impaziente. Era sempre raccolta”.</p>

<p>Siccome era molto piccola di statura, ebbe molte occasioni per esercitarsi nella pazienza, nell’accettare se stessa e i servizi a lei affidati. Suor Roza Gavran, sua compagna di noviziato, racconta: “Da cuoca doveva servirsi di uno sgabello per poter sorvegliare e mescolare il cibo che stava preparando. Lo faceva in modo molto abile ed era simpatico osservarla. Accettava eroicamente questo difetto dando l’impressione di sopportarlo con gioia”.</p>

<p>Suor Valerija Trgovčević dichiara che era piccola di corpo, ma grande di spirito. Poi conclude: “Quando metto insieme tutto ciò che conosco della nostra sorella, posso dire brevemente e concisamente così: Nel corpo e nell’anima plasmata dalla mano di Dio per essere il raggio di sole per coloro con i quali, tra i quali e per quali ha vissuto. Era il piccolo cuore e l’arteria pulsante di quella piccola comunità di Pale”. Altre sorelle confermano la stessa testimonianza. Ricordano la sua instancabile e gioiosa premura in cucina, cosa che in quel tempo, quando tutto era a legna, e l’acqua si doveva attingere dal pozzo, non era facile, ma comportava molta fatica e notevoli sacrifici. Suor Beata Tomić riferisce: “Ciò era abbastanza faticoso, però non si poté mai notare che le fosse difficile”.</p>

<p>Suor Bernadeta ha subito il martirio all’età di 29 anni.</p>]]></description> 
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	  <dc:date>2016-03-24T09:18:00+00:00</dc:date>
	  <pubDate>Thu, 24 Mar 2016 10:18:00 +0100</pubDate>
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